La sua mano

Ero lì.

Solo.

Impaurito, dopo ciò che avevo fatto.

Succedeva spesso che mi fermavo a riflettere.

Ma quel giorno era diverso.

Non ne avevo più il tempo.

 

Un buio surreale intorno a me.

Un oblio senza fine aveva pervaso il mio corpo.

Sono sincero, ero spaventato, intimorito, avevo paura.

Shh … shh …

Si udiva come un lieve fruscio nella stanza.

Poi un bagliore.

Intenso, vivo, aureo.

Era lei.

 

Celestiale, mi si pose dinanzi come volesse salvarmi, con il fare innocente che contraddistingue ogni suo candido lineamento.

 

Con la sua mano, trovai la forza di sconfiggere quel malinconico buio.

E fu così, che da quel giorno, quella stanza prese il nome di paradiso.  

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L.L.L.

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